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«Ufo, ho ipnotizzato 400 rapiti» In Italia almeno 650mila individui sono stati
analizzati e rilasciati.
Usiamo test particolari per smascherare le bufale
Anno di pubblicazione: 2007. Di Stefano Bartoli. Da "IL TIRRENO" del 22 marzo 2007. Fonte: L'Espresso Local
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Corrado Malanga, ricercatore a Pisa: so che dicono la
verità
«Uso una tecnica sicura per scavare nella memoria, raccontano di una stanza
luminosa e di una specie di Tac».
PISA. «La camera da letto improvvisamente si riempe di
luce, le pareti diventano trasparenti e vieni prelevato da una forza
misteriosa. Poi c’è una stanza simile a quella dove negli ospedali viene
effettuata la Tac: infatti, ben presto ti ritrovi in un tubo cilindrico,
talvolta immerso in un liquido, e diventi l’oggetto di una serie di
operazioni decisamente non piacevoli. Il tutto davanti a esseri di appena un
metro e venti centimetri o, a seconda dei casi, altissimi o magari simili ad
un grosso coccodrillo che riesce a reggersi ben dritto sulle zampe
posteriori».
Insomma, un bell’incubo almeno per la scienza ufficiale. Ma per alcuni
studiosi è qualcosa di molto più consistente e cioè la descrizione di un
rapimento, di un “abduction” (come viene definito ufficialmente in inglese),
da parte di esponenti di una civiltà aliena in visita molto interessata al
nostro pianeta. Una descrizione fatta emergere con tecniche di “ipnosi
regressiva” che hanno interessato in modo approfondito ben 400 individui, a
cui se ne aggiungono almeno altri 200 in versione più embrionale.
Corrado Malanga, 56 anni, spezzino di nascita, ricercatore di chimica
organica all’Università di Pisa, si occupa di “Unidentified Flying Objects”,
oggetti volanti non identificati, praticamente da una vita. Un interesse
nato 38 anni fa (da pochi giorni è anche uscito il suo ultimo libro
Alieni o
demoni), «quando mi accorsi - spiega dalla scrivania del suo piccolo ufficio
ricavato in un’ala semisotterranea del Dipartimento di chimica - che ad
occuparsi di Ufo erano sempre stati storici, giornalisti e anche filosofi,
ma mai scienziati. Per questo mi presentai al primo convegno del Centro ufologico nazionale portando una relazione sulle tracce lasciate al suolo
dai veicoli extraterrestri analizzate attraverso la spettrometria di massa e
la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare. Tutto con l’idea di
trasformare il linguaggio ufologico in linguaggio scientifico, operazione
fallita perché sistematicamente rifiutata proprio dagli studiosi».
Dagli Ufo ai rapiti. Ad un certo punto, circa vent’anni fa, ecco il salto di
qualità, quello che portò Malanga sotto i riflettori dei grandi media (ieri
l’inserto “Tuttoscienze” della Stampa gli ha dedicato una pagina, mentre sta
ricevendo inviti a ripetizione da radio e tv, Rai compresa): il rapimento di
persone per scopi di cui parleremo più avanti. E la ricostruzione di tali
operazioni attraverso, come dicevamo, l’ipnosi regressiva, cioè una tecnica
che permette di scavare nella memoria facendo emergere ciò che una persona
neanche sospetta di avere nascosto nella mente. «Per molti - spiega ancora
il ricercatore - sono diventato una persona a cui si possono esporre senza
problemi cose che si ha invece paura di raccontare. Pensi che soltanto nel
2006 ho ricevuto qualcosa come 12mila messaggi da parte di vittime degli
alieni e che nei primi mesi di quest’anno siamo già a diverse centinaia.
Secondo i miei dati, più dell’uno per cento della popolazione italiana,
circa 650mila persone, sono state rapite, analizzate e rilasciate; in
Toscana la percentuale resta invariata, con almeno 35mila persone coinvolte,
molte residenti nelle province di Pisa, Livorno, Lucca, Massa Carrara e
Firenze».
Comprendere il fenomeno. «L’ufologia - spiega Malanga - si era sempre
occupata di analizzare fotografie, impronte e strutture molecolari del
terreno. Ecco, io volevo invece guardare nella testa dei soggetti che
sostenevano di avere vissuto esperienze con gli Ufo. Per questo ho
utilizzato le tecniche di ipnosi regressiva elaborate dallo psichiatria
americano Milton Erickson, basate sull’esame dell’inconscio visto come un
hard-disk con funzioni di sola scrittura: una vola registrate le esperienze,
non si possono più modificare». Una tecnica, sostiene il ricercatore, che
non permette di dire menzogne, come dimostrato dalla letteratura scientifica
relativa all’argomento. Ma per verificare che i soggetti dicano la verità,
viene anche usata la cosiddetta “Pnl” o programmazione neurolinguistica, una
scienza che si basa sull’assioma: «Dimmi come ti muovi e ti dirò chi sei»,
con il movimento del corpo che permette di distinguere tra ricordi reali e
ricordi falsi. Oltre ad un test articolato su domande e risposte che, spiega
Malanga, «ci serve come elemento discriminante».
Racconti identici. Storie identiche, dice il ricercatore, che riguardano
persone che neanche si conoscono. «Alcune storie sono sovrapponibili fin nei
minimi particolari - aggiunge - ad esempio anche nelle descrizione degli
alieni, riconducibili a quattro tipi diversi: un essere biondo, alto due
metri e 80 centimetri, con la tuta attillata e l’occhio a pupilla verticale;
un coccodrillo in piedi, con il muso da serpente e le mani palmate; una
specie di mantide alta più di due metri; infine, un essere piccolo, alto un
metro e 20 centimetri, con tre dita, il pollice opponibile, senza orecchie e
con gli occhi grossi. Insomma, razze diverse che sembrano essersi messe
d’accordo per un progetto comune che ci riguarda e che sono, ovviamente, di
diversa provenienza: Orione, le Pleiadi, Sirio, la costellazione del Leone.
Tutte origini molto lontane ed apparentemente irraggiungibili secondo le
leggi fisiche terrestri, ma evidentemente a portata di mano di tecnologie
più avanzate».
Ma perché? Sì, perché, chiediamo a Malanga, questi alieni troppo curiosi
avrebbero tanto interesse nei nostri confronti? «Sembramo molto avidi della
nostra energia vitale - risponde - e vogliono spartirsi questa sorta di
benzina che emanano i nostri corpi. Politici, scienziati, servizi segreti e
chiesa sanno di questi fenomeni che preferiscono ignorare, con la difesa che
è quindi tutta affidata all’individuo». Insomma, il caro e vecchio Et dalla
testa grossa e dagli occhioni dolci stavolta sembra davvero cattivo.
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